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Castelverde

C'è gente che conosce a menadito la raggiera delle strade consolari; gente che sa elencare a memoria e nell' ordine giusto tutti i quartieri dell' Aurelia o della Tuscolana, gente che ha trascorso un' intera vita a Roma - e che tuttavia di Castelverde ignora, non dico la posizione, ma perfino il nome. Per raggiungerlo, chi sceglie la Prenestina deve andare a frugare giù in fondo a quella pista da bob della Collatina, oppure deviare sullo strano gomito da cui si dirama la Polense. A chi preferisce la Tiburtina tocca perdersi tra i prati e i casali meravigliosi di via della Tenuta del Cavaliere, e alla fine divincolarsi sotto l' arco del castello di Lunghezza come tra le gambe di un buttafuori. Anche chi ha fretta e imbocca l' autostrada Roma-L'Aquila, uscendo a Lunghezza ha ancora davanti una bella corsa tra i maneggi appena a nord di Corcolle. Insomma, Castelverde è un quartiere dove è difficile capitare di passaggio.

Oggi i condoni hanno grosso modo legittimato la situazione di quella che risultava essere, nel 1978, la più grande area residenziale abusiva del Comune di Roma (ben 279 ettari). La vastità può essere interpretata in senso positivo. L'edilizia castelverdina è semplice e di scarsa elevazione: non ci sono "formicai". Le case si dispongono lungo una strada centrale, via Massa San Giuliano, che coincide con il crinale tra le due marane.

In origine una fortezza in rovina detta "Castellaccio" aveva dato il suo nome alla zona. Si racconta che fu Paolo VI in visita qui nel 1967 a esclamare: «Si dovrebbe chiamarla Castelverde e non Castellaccio!». Detto fatto, i parrocchiani si attivarono perché il nome venisse mutato.

da il Messaggero

Suor Dolores e Castelverde

Suor Dolores alla fine del 1959 viene trasferita a Castellaccio di Lunghezza, poi Castelverde, dove con l'aiuto economico dei benefattori crebbe una piccola oasi dove i bambini venivano riuniti e seguiti dalle Suore Francescane dei SS. Cuori. Il terreno era accanto alla piccola Chiesa Parrocchiale.
In quegli anni la zona era poco abitata e la strada per
arrivarci era in alcuni punti sterrata, ma appena costruito il Convento cominciò a popolarsi.


Nel 1959 un giovane, Filippo Salustri, conobbe Suor Dolores e cominciò a frequentarla con la mamma ed

il papà; durante una delle frequenti visite, chiese a Suor Dolores di far benedire il suo rosario dalla Madonna. Suor Dolores con tutta semplicità acconsentì ed il rosario passò così dalle sue mani a quelle di Suor Dolores che poco dopo andò in estasi e, durante il tempo in cui parlò con la Madonna, tutti e tre videro smaterializzare e sparire la corona del rosario, che ritornò nelle mani di Suor Dolores finita l'estasi. Così Filippo Salustri ebbe la corona benedetta dalla Madonna che ancora possiede religiosamente.
Questo è uno degli episodi molto frequenti ai quali si
poteva assistere andando a trovare Suor Dolores.

Estratto da Suor Dolores Dono di Dio (Edizioni Segno)